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Parabola a 5 stelle


beppe_grilloIl M5S ha preso 8 milioni ed è un fatto che non può essere ne ignorato ne sottovalutato. Il voto di 8 milioni di persone merita rispetto. Non può essere deriso approfittando delle ingenuità degli eletti M5S. Ingenuità naturali per chiunque inizi una nuova esperienza. Neppure si possono ridicolizzare le teorie di  Grillo e Casaleggio come fossero buffoni. Piaccia o no, hanno creato in pochi anni un movimento che ha preso 8 milioni di voti. Questo è un fatto oggettivamente eccezionale.

Il M5S ha preso 8 milioni di voti perché i partiti tradizionali hanno lavorato, ripetutamente e con impegno, per disgustare gli elettori. Beppe Grillo è stato bravissimo ad interpretare e cavalcare questo sentimento.

Il M5S ha preso 8 milioni di voti perché essere politici è diventato sinonimo di falsità e corruzione. La “verginità” politica dei candidati del M5S, la loro ingenuità, sono stati percepiti come prospettiva di speranza e di rinnovamento.

Il M5S ha preso 8 milioni di voti perchè ha capitalizzato anni di battaglie di Grillo contro “il sistema” che gli hanno dato una credibilità in termini di rinnovamento che nessun partito può lontanamente pensare di avere.

I due principali partiti della scorsa legislatura, PDL e PD, erano (e sono) appiattiti, il primo  sui problemi del leader, il secondo nelle battaglie di corrente per il controllo del partito. Entrambi completamente scollati dai problemi reali degli italiani. In questo panorama disarmante Grillo ha riportato l’attenzione sui problemi reali del paese. 8 milioni di italiani alla disperata ricerca di qualcuno che li ascoltasse lo hanno votato.

Il M5S si è presentato alle elezioni con un programma di 20 punti che poi si dettaglia in diverse soluzioni, fatto di poche proposte chiare. Alcune di semplice buon senso, altre generiche e demagogiche ed altre ancora interessanti e di rottura con il passato.

In campagna elettorale Grillo ha portato avanti una strategia basata sulla distinzione netta fra il M5S e la politica tradizionale, nelle persone (nessun politico di carriera nel M5S) e nella comunicazione (Nessuna gazzarra in tv, solo piazze ed internet).

Fino alle elezioni la strategia è stata portata avanti egregiamente. Le espulsioni di Giovanni Favia (in dissenso sulla gestione ritenuta troppo autoritaria del movimento) e di Federica Salsi (per la sua presenza a ballarò in violazione delle regole del movimento) non hanno compromesso il risultato delle votazioni. Le espulsioni hanno fatto emergere la gestione autoritaria di Grillo, ma serrando le righe e centralizzando su se stesso la comunicazione, Grillo ha evitato che i diversi candidati del movimento mostrassero in TV la loro impreparazione nel gestire la comunicazione e le interpretazioni diverse ed inorganiche della strategia politica del movimento.

Al termine delle elezioni la legge elettorale regala al PD la maggioranza alla camera (con il 28,5% dei voti la coalizione di centro sinistra prende il 55% dei seggi), ma al senato per poter formare un governo è necessaria la fiducia del M5S o del PDL.

Questa situazione ha costretto il M5S a domandarsi quale ruolo ricoprire. Quello che immaginavano prima delle elezioni, l’opposizione, non era più scontato. C’era l’opportunità di realizzare qualcuno dei punti promessi.

Probabilmente Grillo aveva supposto (come tutti) la formazione un governo PD-lista civica. Un governo che riempisse di tasse gli italiani ed insabbiasse un paio di scandali tipo Monte dei Paschi offrendogli la possibilità di continuare a cavalcare il disgusto degli italiani e nel frattempo organizzare il movimento.

Comunque l’inatteso successo del M5S non sposta di un millimetro la strategia di Grillo. Anzi, rifiutandosi di partecipare al governo Grillo “spinge” il PD ad allearsi con il PDL in una alleanza  che sdegna gli elettori PD e lascia perplessi quelli del PDL (subito tranquillizzati dalla cancellazione dell’IMU).

Non tutti però condividono questa scelta nel M5S, sia tra i parlamentari, sia tra gli elettori, come dimostrano le elezioni comunali di maggio. Le spaccature all’interno del M5S, tra i senatori che vorrebbero partecipare attivamente per portare a casa almeno un pezzetto dell’Italia che sognavano e Grillo, che vuole continuare con la strategia della distinzione, si risolvono con una serie di espulsioni ed in particolare con quella della senatrice Adele Gambaro espulsa per avere criticato la strategia e l’atteggiamento di Grillo.

I deputati ed i senatori del M5S sono politicamente giovani  ed inesperti. É comprensibile che abbiano bisogno di una guida che sappia essere anche decisa.  D’altra parte però le reazioni di Grillo alle critiche ed alle proposte dei suoi eletti appaiano spropositate. Le critiche non sono mai discusse nel merito e si risolvono con il linciaggio mediatico e l’espulsione. Un atto che sembra mirato a “pulire” il movimento dai dissidenti ed a chiarire a chi rimane che non ci sono margini per mettere in discussione dalla strategia stabilita da Grillo. É vietato anche parlarne.

La conseguenza è che gli elettori del M5S ed i suoi potenziali elettori sono spinti da due forze uguali e contrarie. Da una parte il disdegno per i partiti tradizionali, dall’altra l’intolleranza di Grillo a qualsiasi voce contraria alla sua.

Schiacciati da queste due forze gli elettori potrebbero schizzare via come saponette. Forse intercettati da una candidatura di Renzi, che con la rottamazione ha investito in un messaggio di distinzione e cambiamento simile a quello di Grillo. Forse nella scheda bianca o nell’astensionismo. O forse in un nuovo movimento che verrà: l’aumento dei non votanti alle ultime elezioni dimostra che in tanti sono in cerca di una rappresentanza.

Resta l’amaro in bocca per un movimento che potrebbe rappresentare un’alternativa, ma si sta perdendo nell’intransigenza.

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3 commenti su “Parabola a 5 stelle

  1. sandro
    17/09/2013

    tutte belle parole,,ma c’è una cosa che non capisco,20 punti….d’accordo io, mah chi non la pensa come M5S,è forse obbligato a condividere grillo&casaleggio?NO,siamo in democrazia oh sbaglio,
    poi dov’è la tanto decantata democrazia di grillo,se uno deve fare pipì deve chiedere a lui
    (vedi i suoi ministri)e io secondo il vangelo grilliaco, dovrei sopportare un’altro berlusconi oh
    peggio ancora mussolini ,penso che con dei ladri che girano attualmente nel nostro governo ci possa liberare……mah da una catena al piede no….a mio parere non c’è da fidarsi dalla
    premiata ditta Casaleggio&grillo, ,

    • ma-perchè
      17/09/2013

      Ciao Sandro,
      grazie per il tuo commento. Condivido il tuo dubbio sull problema della democrazia interna al m5s . L’obiettivo del post peró, non era un pro o contro il movimento 5 stelle, ma vuole piú semplicemente fornire degli spunti di riflessione per capire e scegliere consapevolmente: per il m5s , pd, pdl o chi si preferisce.
      Non mancheranno riflessioni simili su altri partiti.

  2. dado
    24/10/2015

    Grillo, per me, è per ora un tranquillo fascistone. Vuole solo arrivare ad un minimo di potere, poi si vedrà. Naturalmente si guarda bene dal dire cosa farà. E’ un segreto. Lui aspetta, chi vivrà .. vedrà. La tecnica del Cobra.

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Questa voce è stata pubblicata il 13/09/2013 da in Politica.
Pierluigi Argoneto

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