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Roma, la strategia del coming soon e i capelloni


ImageLa manifestazione di Roma di sabato ha segnato la sconfitta della contestazione, una sconfitta totale, definitiva, perché riguarda non l’oggetto della protesta ma l’atto stesso del contestare. I partecipanti sono caduti – facile previsione – nella trappola preparata per loro da chi della contestazione doveva essere oggetto (di chi poi si trattasse è un’interessante questione che merita uno studio, non facile, a parte).

La vittoria dei contestati è stata ottenuta sul terreno della rappresentazione. Dalla fase di preparazione allo svolgimento vero e proprio all’epilogo, tutto è stato presentato con le stesse modalità della prima di un atteso film. Complice la concomitanza della partita, si è cominciato a parlare della questione dell’ordine pubblico due settimane prima dell’evento. Gli scontri… sabato 19… a Roma… non perderli! Violenza e polemica… manca solo una settimana… ti aspettiamo su questi schermi! Tutto ciò lasciando abbondantemente sullo sfondo le ragioni della protesta, peraltro già nebulose per merito degli organizzatori che hanno unito tutti, dai No Tav al comitato condominiale contro le cacche dei cani, per chiedere casa e reddito (e quando si chiede reddito e non lavoro a me qualche dubbio comincia a venire).

Il copione è stato seguito perfettamente già dalle fasi iniziali della manifestazione, un vero e proprio red carpet, in cui gli attori che di lì a poco avremmo visto in azione si sono presentati al pubblico, salutando con la mano a conchetta ed esponendosi agli scatti dei fotografi dal profilo migliore: un politico in giacca di qua, il questore davanti ai lucenti furgoni blu di là. E le meravigliose interviste, in cui sì faremo di tutto perché la situazione non degeneri, però non preoccupatevi lo spettacolo non mancherà, perché è per questo che siete qui, e lo sappiamo, e l’artista vive per la soddisfazione del pubblico, e qualche testa la spaccheremo, e qualche cassonetto lo bruceremo.

E dopo tanta attesa, nel mezzo torpore postprandiale, finalmente il divano, la finestra aperta a lasciare entrare l’aria di un caldo ottobre, il telecomando a cercare il tg, anzi meglio, Rainews 24, me la voglio godere tutta, manco un minuto ne voglio perdere, nemmeno una carica, nemmeno una dichiarazione. E infatti va come deve andare, come è previsto che vada, ed è perfino rassicurante. Quello che era stato promesso viene concesso, capirai al giorno d’oggi non è poco. Si è roba un po’ forte, ma in fondo meno di quello della settimana scorsa, tutti quei corpi in mare. Sull’assalto al ministero mi ci mangio una granita, và.

Io guardavo le immagini dei ragazzi che distruggevano il furgone della polizia, staccavano gli specchietti, e pensavo: stanno recitando esattamente la parte che il ‘regista’ ha scritto per loro. In fin dei conti pochi danni, il passaggio diretto dalla parte del torto, tanto casino da coprire le buone ragioni per cui protestare. Sono venuti per contestare il sistema e si sono fatti fagocitare, non hanno saputo resistere alla tentazione di prendere parte al film, ed ora i loro nomi ex-anonymous compaiono nei titoli di coda dopo il solito finale all’italiana in cui non ha vinto nessuno.

Una vera manifestazione di antagonismo sabato sarebbe stata quella di rifiutare il ruolo nella sceneggiata. Solo in quel modo sarebbe stata smascherata l’ipocrisia del sistema. Non averlo fatto rafforza la sensazione che, per debolezza o connivenza, dentro il sistema ci siamo tutti. E facciamo pure ciao con la mano se ci inquadrano.

Guardavo questi poveri ragazzi, poveri di spirito, che si fanno pure prendere a manganellate in faccia e non risolvono un beato niente, anzi non capiscono di essere usati peggio degli altri, e mi veniva in mente un pezzo sublime di Pierpaolo Pasolini, quello sui capelloni. Si trova negli Scritti corsari recentemente ripubblicati, qui c’è un link (la parte in italiano è dopo quella in spagnolo). Ne riporto solo le parole conclusive: ‘La loro libertà di portare i capelli come vogliono, non è più difendibile, perché non è più libertà. È giunto il momento, piuttosto, di dire ai giovani che il loro modo di acconciarsi è orribile, perché servile e volgare. Anzi, è giunto il momento che essi stessi se ne accorgano, e si liberino da questa loro ansia colpevole di attenersi all’ordine degradante dell’orda.’

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Questa voce è stata pubblicata il 20/10/2013 da in Politica con tag , , , , .
Pierluigi Argoneto

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Un tentativo di lettura critica su scienza, salute, quotidianità e amenità varie

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“Noi possiamo fottercene della politica ma sarà la politica che si fotte noi” S.B.

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