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Donne e carriera


lucia-annunziataOra dirò qualcosa di scomodo, come direbbe Crozza-Fuffas prima di dire una sciocchezza. Ieri su SKY c’é stato un confronto tra i candidati alla segreteria del PD: Civati, Cuperlo e Renzi. Non ho l’abbonamento a SKY e per sapere cosa hanno detto, sono andato sull’huffington post dove ho letto gli articoli di Lucia Annunziata ed Angela Mauro. La cosa che mi ha stupito di più nei due articoli è leggere che, entrambe le giornaliste, solo ieri sera si sono accorte che tra i candidati alla segreteria del PD non c’é neanche una donna. Accorgersi alle primarie del PD (peraltro dopo un mese che sono iniziate) che in Italia (e nel mondo) c’é un problema di discriminazione sessuale è come fare i buoni a natale per poi comportarsi da iene nel resto dell’anno.

E non basterebbe la nomina di una donna alla segreteria di un partito per considerare il problema risolto. Al massimo potremmo dire che è “un segno del cambiamento dei tempi”, ma giusto un segno.

A questo punto, come promesso all’inizio, mi tocca dire una cosa banale: il problema è culturale; è giusto che chi aspira ad assumere un ruolo di responsabilità vi arrivi attraverso un percorso durante il quale acquisisca le opportune competenze e dimostri le necessarie capacità. Il problema è che per le donne questo percorso è ad ostacoli da quando nascono: glie li mettono mamma e papà, i nonni , poi gli insegnati, i compagni e così via.

Non si può pretendere che una donna sia dirigente in quanto donna; si deve pretendere che le donne abbiano le stesse possibilità che hanno gli uomini di percorre quel percorso che porta a ricoprire ruoli di responsabilità.

La “notizia” non è che il PD non ha un candidato donna, ma che il PD non è stato in grado di creare una classe dirigente di donne che potesse esprimere una candidatura femminile alla segreteria. E questo non da ieri.

Il problema è complesso, non si risolve ne si affronta con un post e non voglio banalizzarlo, ma buttare giù una frase in un articolo sulle primarie del PD rischia di portare l’attenzione sul sintomo nascondendo le cause. Non è importante se il dirigente di un partito è uomo o donna; è importante che sia bravo o brava. Limitare l’accesso delle donne alla classe dirigente vuol dire impedire ad una donna potenzialmente preparata, potenzialmente più preparata di un uomo, di svolgere un lavoro utile alla società oltre che a se stessa.

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Pierluigi Argoneto

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