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A tacer del cane


Image<<Immaginiamo una scialuppa di salvataggio colta da una tempesta in mare aperto. A bordo ci sono quattro uomini e un cane. Tutti e cinque rischiano di morire se nessuno degli uomini accetta di sacrificarsi o se il cane non viene gettato in mare. È moralmente lecito gettare il cane in mare semplicemente perché è un cane, senza nessun’altra ragione? Che ne pensi? Supponiamo, adesso, che questi uomini siano dei nazisti in fuga, autori di crudeli massacri collettivi, e che il cane sia uno di quegli eroici benefattori che dopo un terremoto hanno aiutato decine di persone a salvarsi da una morte atroce. Ciò modificherebbe la tua maniera di valutare i loro rispettivi diritti di restare sulla scialuppa di salvataggio?>>

Traggo questa citazione dal libro di Ruwen Ogien “Del profumo dei croissants caldi e delle sue conseguenze sulla bontà umana”.

Il dilemma etico è scomodo e stimolante per ciascuno di noi. Ognuno può avere una risposta, direttamente proporzionale ai propri principi sui valori più profondi. Se si ammette che ci possono essere principi differenti professati da diverse persone, ma ugualmente legittimi, si deve ammettere che non è possibile una risposta univoca alle domande di cui sopra. E così per ogni altro dilemma etico: uccidiamo un coniglio o accantoniamo la ricerca per la cura di una malattia? Gli argomenti sono così delicati che l’unico atteggiamento saggio è il dubbio, l’ammissione della propria stessa incertezza, in definitiva il rispetto per le opinioni altrui.

Purtroppo anche su questi argomenti la rete abbonda di savonarola che lanciano le loro opinioni con la forza di certezze. Salvo doversi correggere poco dopo quando qualcuno comincia a ragionare in modo serio. Il punto non è l’opinione che si può avere su un argomento qualsiasi. Il punto è la violenza con la quale si sostiene questa opinione, anche se si tratta soltanto di parole.

Oggi sappiamo che anche quelle che chiamiamo discipline scientifiche non sono in grado di giungere a risposte che si possano dire certe. La scienza stessa procede per congetture, valide per il momento e fino a prova contraria. Per ogni teoria scientifica vale un’asimmetria logica, nel senso che miliardi di conferme non la rendono certa (i casi da osservare per poter giungere alla certezza sarebbero infiniti), mentre una sola osservazione contraria la invalida. Chiunque abbia una formazione minimamente seria sa che l’unico atteggiamento realmente scientifico è il dubbio sistematico. Perché ciò dovrebbe valere per le discipline scientifiche e non per tutte le altre, quelle cosiddette pseudoscientifiche che non possono valersi nemmeno della verifica empirica delle argomentazioni? (escluso forse il rock and roll).

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Questa voce è stata pubblicata il 02/01/2014 da in Società con tag , , , , , .
Pierluigi Argoneto

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Un tentativo di lettura critica su scienza, salute, quotidianità e amenità varie

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