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L’inganno del “mito” genitore-amico


don marco affari tuoiDa circa 18 mesi sono diventato padre e questo evento travolgente, sia dal punto di vista emotivo che pratico, mi aiuta a fare alcune riflessioni.

Ricordo quando da adolescente mi scontravo con i miei genitori: mi sentivo incompreso e li consideravo come dinosauri, appartenenti ad un’epoca remota. Non potevano comprendermi al punto che era inutile anche parlarci. Nei miei coetanei riscontravo gli stessi problemi, insieme ci divertivamo a ridicolizzare quelle figure arcaiche e quando queste si facevano troppo invadenti, insieme ci sfogavamo l’uno con l’altro. Non solo ci sentivamo diversi e migliori di loro come persone, di più, saremmo stati migliori anche come genitori, perché noi saremmo stati amici dei nostri figli. Mai avremmo scavato quel solco invalicabile che separa i genitori dai figli.

Poi l’adolescenza è finita ed i miei genitori, ai miei occhi, sono diventati “esseri umani”. Il rapporto genitori e figli è diventato un argomento archiviato fino ad oggi, quando è nato uno scricciolino di 3,5 kg e su di me è sceso, come infuso dal cielo, come la reminiscenza in highlander, il senso di responsabilità del genitore.

Inevitabilmente ho compreso che il mito del genitore-amico è una boiata terrificante.

Ora, perdonatemi se spiego l’ovvio. Un genitore ha il dovere di educare il figlio. Dove educare non significa insegnargli le buone maniere, ma dargli quegli strumenti che gli permetteranno di essere un uomo o una donna capace di affrontare e vivere la propria vita. Questo dovere viene realizzato dal genitore esercitando un diritto imprescindibile: quello di dire di no.

Un amico non ha il dovere di educare e non ha il diritto di negare. Sostanzialmente quello tra amici è un rapporto alla pari, quello tra genitore e figli no.

Ma non basta dire di no; quell’esserino completamente libero di qualsiasi concetto o costrutto mentale è lì, pronto ad assorbire qualsiasi cosa. Lui non sa nulla. Non sa che se cade da una sedia può farsi male, non sa che il fuoco brucia, non sa nulla. Non sa neanche che urlare può essere fastidioso per chi gli sta intorno. Inizia ad intuirlo solo quando lo guardi con una faccia un po’ strana dopo che lui ha tirato giù un urlo in stile apache all’assalto del fortino nemico. Se sei fortunato capisce che la tua era una smorfia di dolore, ma se la trova divertente tira subito giù un altro urlo più forte del precedente per ripetere la simpatica esperienza. Quando finalmente ha afferrato il concetto sono passati 3 anni ed il tuo udito è irrimediabilmente danneggiato.

Inevitabilmente il genitore si rende conto di essere il metro con cui il figlio prende le misure al mondo e si comporta di conseguenza. Ad esempio, quando viaggia in macchina con il poppante evita di sfanculeggiare tutti quelli che non gli danno la precedenza o che parcheggiano occupando 3 posti. Al massimo li chiama bricconcelli. Non si mette le dita nel naso davanti al bambino ed evita rumorosi effluvi in sua presenza. Fa tutto questo perché sa che altrimenti per il piccolo diventerebbe un comportamento normale ed il primo giorno di scuola darebbe della escort alla maestra dopo avergli ruttato in faccia. E questo oltre a non essere bello potrebbe comportare delle difficoltà per il piccolo a relazionarsi con il mondo.

I genitori sono dei comuni essere umani, con i loro difetti ed i loro limiti, ma agli occhi dei bambini sono dei super eroi, figure onnipotenti. Il genitore è consapevole dei propri limiti, ma anche del suo ruolo di genitore, della potente influenza  che può esercitare nei confronti dei propri figli e della conseguenti responsabilità che questa potenza comporta.

Ma quello del genitore non è l’unico ruolo importante ed influente della nostra società, è sicuramente quello più comune in quanto ognuno di noi è stato figlio o figlia e molti di noi sono padre o madre, ma ve ne sono tanti altri,  più o meno potenti, più o meno importanti che direttamente o indirettamente possono influenzare il nostro modo di pensare, di ragionare, di percepire il mondo e ciò che accade intorno a noi. Pensiamo ad esempio ad un vigile che parcheggia in doppia fila per andare a comprare le sigarette. Certo, tutti sappiamo che questo non ci autorizza a fare altrettanto, ma un pochino, sotto sotto, si insinua il pensiero che così fan tutti, pure i vigili, figuriamo gli altri; e se una volta lo faccio pure io, una volta sola, che male ci sarà? E che diritto hai tu, vigile che parcheggi in doppia fila, di multarmi?

Se è vero che nella nostra umanità, con i suoi limiti, siamo tutti uguali, è anche vero che le nostre scelte ci rendono unici. Se non sei diventato genitore per caso, se non sei diventato vigile per caso, o giudice, o medico, o maestro elementare,  parlamentare, carabiniere, bagnino o guardiacaccia, … se non lo sei diventato per caso, una mezza idea di quelle che sono le tue responsabilità la dovresti avere.

Cosa voglio dire con questo post? In realtà non lo so, forse ho solo provato (invano) a rispondere ad una domanda:
Ma cosa ci fanno un prete al gioco dei pacchi ed una suora a “the voice”?

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3 commenti su “L’inganno del “mito” genitore-amico

  1. wwayne
    14/04/2014

    Fa benissimo a porre l’ accento sull’ importanza di essere dei buoni genitori, perché é un tema estremamente attuale.
    Purtroppo pochissime persone sanno fare i genitori. E non soltanto perché si tratta di un compito difficile, ma anche perché oggi molti genitori non hanno la minima voglia di star dietro ai propri figli. Preferiscono affidarli alle cure di mamma tv e papà computer, liberarsi di loro come ci si libera di un venditore porta a porta o di un collega troppo appiccicoso.
    Il risultato é che molti giovani crescono come animali allo stato brado, senza ricevere una vera educazione. Si comportano in maniera estremamente maleducata e non se ne rendono nemmeno conto, perché loro per primi non hanno la percezione di cosa é educato e cosa non lo é.
    Per lo stesso motivo molti giovani non si applicano allo studio. Se da bambino i tuoi genitori non ti hanno insegnato quanto sia importante studiare, se non hanno fatto i poliziotti controllando ogni sera se avevi fatto tutti i compiti, tu crescerai senza capire il valore dell’ istruzione, vedendo i compiti per casa come una cosa che si può anche non fare.
    Lo stesso luogo della scuola viene visto da molti studenti unicamente come un posto in cui spassarsela con i propri amici, esattamente come un bar o un luna park. Non pensano “Vado a scuola per imparare”, pensano “Vado a scuola per divertirmi.” E quindi sul quaderno invece di prendere appunti fanno disegni osceni, invece di ascoltare la prof chiacchierano con il compagno di banco e così via.
    Spesso i genitori non solo non educano i propri figli, ma non si accorgono neppure dei loro problemi, o se ne accorgono soltanto quando la situazione é ormai irrecuperabile. Ad esempio, se il figlio va male a scuola da Settembre loro se ne accorgono soltanto a Febbraio, quando vanno a ritirare la pagella. Se il figlio si droga, loro non se ne accorgono dopo le prime canne, ma quando il ragazzo é già passato alle pasticche. Manca un controllo costante della situazione, molti genitori danno solo un’ occhiata ogni tanto. E quando prendono delle contromisure (punizioni per i comportamenti sbagliati, ripetizioni per il rendimento scadente eccetera), lo fanno per mettersi a posto la coscienza, per dire a se stessi “Ahò, il mio l’ ho fatto”, non perché vogliano sinceramente risolvere i problemi del figlio.
    Io in questo mi ritengo estremamente fortunato, perché i miei genitori non hanno mai cercato di liberarsi di me, mi hanno educato con attenzione e hanno sempre voluto tenere il polso della situazione su tutti i fronti: scuola, amicizie, sport eccetera. Ovviamente la cosa mi irritava (già da bambino tenevo molto alla mia privacy), ma crescendo ho capito che il bravo genitore deve comportarsi esattamente così, a costo di rendersi impopolare davanti al figlio.

    • ma-perchè
      14/04/2014

      Ciao WWayne e grazie per il tuo lungo commento e per il tempo che hai dedicato per scriverlo.
      Purtroppo per me devo dire che il tuo commento mi ha fatto capire che, come temevo, ho spinto troppo sull’esempio dei genitori.
      In realtà la mia intenzione era di parlare del ruolo e delle responsabilità che ognuno di noi ha all’interno della società partendo da quella micro società che è la famiglia. Ruoli e responsabilità che non arrivano per caso, ma sono determinati da scelte che facciamo nella vita (come appunto quella di sposarci e di avere dei figli) e che quindi meritano il nostro rispetto e coerenza (altrimenti mancheremmo di rispetto a noi stessi).
      Evidentemente il mio coinvolgimento emotivo nel ruolo di genitore ha preso il sopravvento ed ho trasmesso altro.
      Per quel che riguarda il ruolo dei genitori credo che, tolti i casi estremi, nel mezzo rimangano tanti modi diversi per crescere ed educare i propri figli. Ognuno di noi sceglie il proprio in base ai propri valori.

      • wwayne
        14/04/2014

        Sono completamente d’accordo. Mi ha interessato molto anche il riferimento finale a The Voice, perché ho seguito attentamente l’ attuale edizione del programma.
        Ad una prima occhiata mi sembra che il team di J – Ax sia quello con la qualità media più alta. Questa squadra può contare su un tris d’assi davvero imbattibile: Suor Cristina, Valerio Jovine e l’ ultimo arrivato Dylan Magon.
        Anche Pelù e Noemi hanno almeno un talento assoluto nelle loro file: mi riferisco a Esther Oluloro e Stefano Corona. Quest’ ultimo lo mandai a quel paese quando scelse Noemi, perché era chiaro che Pelù lo apprezzava molto più di lei: poi però ho pensato che questa scelta apparentemente scriteriata in realtà potrebbe essere frutto di una finissima strategia. Intendo dire che Stefano Corona potrebbe aver scelto il team di Noemi perché sapeva che lì avrebbe avuto dei compagni di squadra molto inferiori a lui, e quindi sarebbe arrivato in finale senza problemi; da Pelù invece avrebbe trovato molta più concorrenza, e quindi, nonostante la sua bravura, avrebbe potuto lasciare il gioco ben prima della finale.
        Il team Carrà invece é veramente scarso. La Raffaella nazionale quest’anno é stata clamorosamente snobbata da tutti: infatti, quando gli altri 3 avevano già completato la squadra, lei aveva ancora 2 posti liberi. L’ unico vero talento del suo team é Francesca Romana D’ Andrea, che peraltro fu costretta a scegliere la Carrà perché, per motivi a me incomprensibili, gli altri 3 non si girarono.
        Secondo te perché nessuno sceglieva Raffaella?

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Questa voce è stata pubblicata il 13/04/2014 da in Società con tag , , .
Pierluigi Argoneto

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