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Il retroscena delle uova di Pasqua


uovoNello spot televisivo delle uova di Pasqua Kinder per il 2014 si vedono un bambino ed una bambina (più piccola) che prendono due uova dal frigo e nell’ordine le dipingono, le fanno covare da un pupazzo a forma di gallina, segnano sul calendario i giorni che mancano alla schiusa, le benedicono con una bacchetta  magica, ne misurano l’altezza, le depongono sul comodino la notte del sabato. Fin qui tutto normale o quasi, due bambini qualunque che vivono lo spirito pasquale, con la splendida attesa che si vive da bambini per tutto, e ancor di più per un evento magico (in verità due bambini particolarmente ferventi e poco inclini, anormalmente poco, alla perdita di attenzione, ma vabbuò è una pubblicità e non è questo il punto di questo post).

Poi, si vede nello spot, mentre i bambini dormono la mamma sostituisce le due uova di gallina con due uova di cioccolato. I bambini si svegliano, vedono le uova Kinder e sono felicissimi. Anche qui, tutto normale, anzi normalissimo. Cioccolato + sorpresa = felicità, prima equazione del bambino.

Infine si vede la famiglia che gioca per ore ed ore, forse giorni, con le sorprese trovate nelle uova, questo è molto meno normale considerando che si tratta di cazzatine di plastica, ma d’altra parte in qualche modo lo spot doveva finire, e nemmeno questo è l’oggetto del post.

Ecco il filmato. Nulla di anormale.

Nulla di anormale se ci si identifica con i protagonisti dello spot. Bambini che si divertono, genitori che inducono in loro il senso dell’attesa, sorpresa finale e tutti felici. Ma lo spot è fatto per rappresentare la realtà (vera o presunta), cioè per metterla in scena, per mostrarla a qualcuno. La rappresentazione è il mezzo, il fine è lo spettatore. A chi si rivolge lo spot? Questo spot si rivolge più o meno a tutti, adulti e bambini. Anzi soprattutto ai bambini.

Ma quando non è protagonista dello spot bensì spettatore, il bambino vede, forse addirittura apprende in quel momento, che ad un certo punto, di notte, le uova di cioccolato vengono messe sul comodino dalla mamma. Si fa un bel preparare e dipingere e covare le uova vere, quelle di cioccolato appaiono comunque per mano del genitore. Tutto è disvelato. Per quanti sforzi abbia fatto la mamma del bambino spettatore, che è quello reale, il suo piccolo non potrà più vivere l’attesa con la stessa trepidazione ora che, per opera del bambino protagonista dello spot, quello irreale, conosce il meccanismo della messinscena.

Se ci riferiamo alle uova di Pasqua, non è certo un dramma. Ma questo effetto non riguarda solo i bambini, è molto più esteso, anzi è universale, ed è uno dei modi principali attraverso cui la televisione, ed in generale i media elettronici, hanno modificato il modo di percepire la realtà e l’organizzazione sociale. Joshua Meyrowitz lo ha chiamato effetto di conoscenza del retroscena, ed è il motivo, ad esempio, per cui ai bambini fanno meno paura le sgridate dei genitori da quando i genitori rappresentati in tv mettono in scena, rendono visibile, tutto il processo di travaglio interiore e di insicurezza che l’atto dello sgridare comporta per loro, e quasi la paura di mettere realmente in atto le punizioni minacciate. Certi segnali che mamma e papà si scambiano, prima misteriosi, sono facilmente decodificati se ho visto Bill Cosby fare altrettanto con la signora Robinson.

Lo stesso avviene, sostiene Meyrowitz, per i rapporti tra i sessi e soprattutto per il rapporto nei confronti dell’autorità, in particolare politica, quando ne vengono rappresentate le debolezze o anche semplicemente la vita quotidiana. Più a lungo e più da vicino un oggetto (o persona) è osservato, più i suoi simboli e atteggiamenti sociali saranno privati di forza.

Sempre secondo Meyrowitz, in passato e fino all’avvento della televisione alcune sfere sociali erano chiaramente separate (adulti/bambini, uomini/donne, politici/cittadini) non fisicamente ma per quanto riguarda i linguaggi ed in particolare per quanto riguarda quello che ogni gruppo sapeva dell’altro e quello che credeva che tale gruppo sapesse degli altri gruppi. Proprio la mancanza di conoscenza esplicita di quanto esattamente sapessero i membri dell’altro gruppo contribuiva a mantenere le distinzioni nei comportamenti.

La televisione ed i media elettronici, pur essendo dei semplici strumenti e per questo sostanzialmente neutri, hanno un grande vantaggio che è la semplicità di fruizione e quindi per loro natura favoriscono l’integrazione di tipi diversi di individui in un unico pubblico, cosa che non accadeva, ad esempio, con un mezzo di comunicazione come il libro, che tende a separare tipi diversi di individui in sistemi informativi differenziati. I media elettronici non fanno distinzione: comunicano qualsiasi cosa a chiunque nello stesso momento. Con la televisione, scrive Meyrowitz, ognuno sa che tutti sanno, e ognuno sa che tutti sanno che ognuno sa.

Fine del post. Tenere lontano dalla portata dei bambini.

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Questa voce è stata pubblicata il 15/04/2014 da in Società, Tutto e niente con tag , , , , , , .
Pierluigi Argoneto

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