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Quando si stava peggio


Al salone del libro di Torino Francesco Guccini ha presentato in questi giorni il suo ultimo libro ‘Nuovo dizionario delle cose perdute’. Breve estratto da una intervista:

D: Parlando del suo dizionario, un luogo mitico che lei racconta nel libro sono le osterie, dove declamava versi insieme ad Umberto Eco e Benigni davanti ad un bicchiere di vino. Oggi, per le nuove generazioni, questi posti vivono solo nei racconti di chi li ha conosciuti…
R: L’osteria è una cosa perduta come è perduta la gente che ci andava…il mondo è cambiato. C’era un incontro straordinario tra gli anziani che frequentavano le osterie e noi giovani che andavamo lì a suonare la chitarra, cantare, incontrare le ragazze. Erano altri tempi, in cui il vino era bianco e rosso e basta, ma andati via i vecchi gestori si è perso lo spirito dell’osteria e si è pensato solo a fare tanti soldi in poco tempo.

A me però viene un dubbio: dove andavano a bere gli squadristi negli anni ‘30? E i terroristi nei ‘70? Sicuramente non nelle osterie, luogo soltanto di bellezza, cultura e amore universale.

Magari si ritrovavano in nascondigli segreti, arredati non con le belle sedie in paglia di una volta ma con mobili di design razionalista svedese. E per forza che poi diventi cattivo. E magari non bevevano il vino di paese, quello che è bianco e rosso e basta, magari qualcuno (disgraziato) chiedeva una birra; non si può sapere, sono cose di malaffare, diaboliche, fa quasi paura dirlo ma ci poteva scappare pure il prosecco. E il passo da lì a sparare, si sa, è breve.

La nostalgia è un bias cognitivo potente, da cui nessuno è ovviamente immune. Ma mi pare che ci sia una preoccupante epidemia tra gli artisti di sinistra. Il che è paradossale da qualunque punto la si guardi. Perché la sinistra dovrebbe essere progressista. E invece le osterie, e slow food, e no agli ogm, e poi non si sa come si finisce da eataly. E perché gli artisti, anche quando non lo fanno consapevolmente, dovrebbero raccontarci cosa c’è nel futuro, farci vedere cosa si può fare che ancora non sia stato fatto, andare oltre la realtà esistente, inevitabilmente superare l’ordine costituito. E invece la chitarra nelle osterie. Ma non sarebbe meglio spaccarla sul palco, la chitarra?

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Questa voce è stata pubblicata il 18/05/2014 da in Politica, Società con tag , , , , .
Pierluigi Argoneto

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“Noi possiamo fottercene della politica ma sarà la politica che si fotte noi” S.B.

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