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Cosa succede dopo le elezioni europee


Il voto delle europee per la politica nazionale, formalmente non cambia nulla. Però l’interpretazione del voto in ottica futura potrebbe portare (e sicuramente lo farà) i singoli partiti ed anche i singoli deputati e senatori, a rivedere le proprie strategie. Quindi, la portata del risultato delle europee, sarà determinata da come i singoli protagonisti riusciranno a gestire il risultato.

Nelle prime 48 ore dopo il voto le dichiarazioni saranno per lo più formali ed allineate alle indicazioni che arrivano dalle segreterie. Subito dopo, tra i perdenti (M5S e Forza Italia) e tra i partiti a rischio estinzione (NCD e Fratelli d’Italia) le diverse anime inizieranno a confrontarsi e battagliare per stabilire la strategia futura ed eventuali cambi di leadership.

Vediamo nel dettaglio cosa potrebbe succedere.

Proiettando il risultato su ipotetiche elezioni politiche, si capisce che l’italicum è bello e morto. Infatti, con questo risultato, Renzi non avrebbe bisogno di allearsi con nessuno. Vincerebbe il premio di maggioranza al primo turno e tanti saluti ad Alfano, Berlusconi, Grillo e Vendola. Dato che il PD, con il parlamento attuale non riesce a fare le riforme da solo e dato che nessuno dei suoi avversari o potenziali alleati ha voglia di suicidarsi, l’italicum così com’è sicuramente non andrà avanti.

Andare alle elezioni anticipate con l’attuale legge elettorale, un proporzionale puro, piacerebbe molto a Grillo e Berlusconi. Infatti, pur avendo il 40%, Renzi non avrebbe la maggioranza, ne potrebbe garantirgliela l’attuale 4% di NCD o di SEL (i due insieme è impensabile). Dopo le elezioni Grillo si sottrarrebbe da qualsiasi alleanza buttando Renzi in mano a Berlusconi, il quale, felice di essere nuovamente indispensabile, ripeterebbe lo schema inciucio che logorò Letta, per la gioia sua e di Grillo. Ma né Berlusconi nè Grillo possono sfiduciare Renzi. Gli unici che possono far cadere il governo sono il PD ed NCD. Renzi, per quanto detto, se ne guarderà bene. Alfano, che non ha ottenuto il successo che sperava, sa che in una nuova tornata elettorale rischia di perdere ulteriormente consensi e comunque, con i numeri attuali, in parlamento non conterebbero nulla. NCD cercherà quindi di allungare la vita del governo, nicchiando sulla legge elettorale e guardando a quel che succede in Forza Italia. Di fatto, la grande vittoria di Renzi, fa si che NCD, Forza Italia e Fratelli d’Italia abbiano bisogno l’uno dell’altro per poter contare qualcosa. È probabile quindi che Berlusconi sia tentato da un riavvicinamento con Alfano e fratelli d’Italia. Riavvicinamento comunque difficile perché da una parte Alfano vorrà delle garanzie di protagonismo, dall’altra parte Fitto, forte delle sue 283.000 preferenze (il doppio di Toti), vorrà incassare il premio di fedeltà speso al momento della scissione con Alfano. L’unico punto su cui Fitto, Meloni ed Alfano sarebbero sicuramente d’accordo è in un ridimensionamento del ruolo Berlusconi nel futuro centro destra.

Renzi, come detto, non ha nessuna convenienza a far cadere il governo. Probabilmente, sapendo che Alfano non farà cadere il governo senza un accordo con Berlusconi, lo provocherà sulle riforme e su tutto ciò che può far apparire NCD come il freno al cambiamento in caso di rottura.

In questo quadro, quello che succederà nel M5S sarà determinante. Fino ad oggi i deputati e senatori del M5S hanno seguito ciecamente la linea Grillo, rinunciando a buona parte dello stipendio ed all’uso del cervello. Lo hanno fatto perché fino ad oggi Grillo era quello che gli garantiva il posto in parlamento (almeno per due legislature) ed una vita da protagonisti nella politica italiana. Ora che le aspettative sono state deluse ed il trend è in discesa, la paura di tornare a fare una vita qualunque, dopo essersi accontentati di 2.500 euro al mese (che certo non permetterebbero a nessuno di vivere di rendita una volta usciti dal parlamento), potrebbe tentare qualche senatore del movimento a saltare sul carro del vincitore, Renzi, che un posto nella prossima legislatura glie lo trova sicuramente.

Se Renzi riuscisse a costruire un appoggio alternativo ad Alfano il governo Renzi avrà vita lunga e fulgida.

In sintesi, il punto chiave è se il M5S riuscirà ad assorbire la delusione e Grillo a tenere sotto controllo i suoi.

Tutto questo avviene in un contesto in cui gli elettori sono estremamente volubili. Milioni di voti sono in cerca di una collocazione: quelli di un centro destra diviso e privo di leadership e quelli raccolti dal M5S che stanno rivalutando la propria scelta. Gli stessi voti recuperati da Renzi sarebbero proti a cercare un’alternativa se la speranza riposta in lui venisse delusa.

Renzi sa che se il percorso di rinnovamento rallentasse perderebbe i voti appena conquistati. Avrà quindi fretta di portare a casa le riforme o, in alternativa, di buttare la colpa del fallimento su Alfano.

Lo sviluppo di queste votazioni dipenderà quindi dall’abilità di ciascun leader di saper gestire le correnti al proprio interno, le trattative con gli altri leader e l’immagine verso gli elettori.

In tutto questo Renzi ha dimostrato di essere abilissimo. Gli avversari: Alfano, Berlusconi e Grillo, non sembrano in grado di reggere il confronto.

Tutto questo se non arriva uno tsunami economico a rovesciare le carte sul tavolo

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Questa voce è stata pubblicata il 26/05/2014 da in Politica con tag , , , , , , , , , , , .
Pierluigi Argoneto

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Un tentativo di lettura critica su scienza, salute, quotidianità e amenità varie

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“Noi possiamo fottercene della politica ma sarà la politica che si fotte noi” S.B.

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