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Gaber, orgoglio italico e cinesi


Una famiglia di cinesi gestisce un bar a Milano. Se state pensando: “e chi se ne importa”, sappiate che questa, per “La Repubblica”, è una notizia di risalto nazionale. Va bene, ho omesso di dire che questo è un bar “storico” di Milano, “protagonista” di una canzone di Gaber, “La ballata del Cerruti”(che tutti voi avete sentito almeno una volta nella vita). Se state pensando “e chi se ne importa comunque”, sono totalmente d’accordo con voi. Sono talmente d’accordo che ho deciso di scriverci un post. Se invece state pensando “Oddio no! Il bar del Gino al Giambellino in mano ai cinesi”, vi prego, lasciate un commento per spiegarmi esattamente cosa vi duole in quest’avvenimento.

L’articolo è apparso sulla home page del sito di Repubblica. È un articolo fotografico. La prima foto mostra i proprietari cinesi in t-shirt nera sommersi dai gratta e vinci. La seconda è una foto storica, con i vecchi proprietari in giacca e camicia rigorosamente bianche e cravatta nera.

Anche i dettagli che accompagnano le foto solleticano lo sdegno italico: Il cognome dei cinesi è Hu (che più cinese non si può ), non sanno chi è Gaber (vergogna), hanno tolto il biliardo(orrore) e lo hanno sostituito con una frase di Jim Morrison (hharrrg!!). Farei harakiri, ma non vorrei passare per filo orientale. E pensare che il vecchio zio Gino, ai suoi tempi, apriva anche a natale per permettere agli italiani infreddoliti di riscaldarsi nel bar.

Per vendicarci penso che dovremmo mandare un signor Brambilla a Pechino ad aprire un negozio della Richard Ginori, ma solo dopo esserci assicurati che non sappia una beata minchia di vasi Ming e porcellana cinese in genere.

Vorrei con questo post rassicurare tutti gli amanti della cultura italiana che non vi sarà mai alcun cinese, tedesco, americano o quel che vi pare che possa mai imporre un cambiamento culturale senza la complicità degli italiani.

Fino a quando gli italiani preferiranno spaghetti aglio e olio agli involtini di primavera, gli spaghetti non avranno nulla da temere. E se mai gli involtini primavera dovessero piacere così tanto agli italiani da rimpiazzare gli spaghetti, non vi preoccupate comunque, non vi dispiacerà di aver abbandonato qualcosa che vi piaceva per un’altra che vi piace di più.

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Questa voce è stata pubblicata il 05/10/2014 da in Società con tag , , , , .
Pierluigi Argoneto

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