DiversiPensieri

opinioni su politica, società, economia, ambiente, tutto e niente

La responsabilità e lo Sfornatutto


Al secondo anno di liceo ci fu assegnato un nuovo insegnante di fisica. Trentenne donchisciotte di una scuola di provincia meridionale, non arrivò alla terza, non so perché; solo ora scrivendone mi sovviene che si chiamava Saverio. Di quell’anno ricordo due cose: un metodo infallibile che ci insegnò per mettere la giusta quantità di sale nella pasta, ed il fatto che una settimana si e una no mi interrogava, chiedendomi sempre la stessa cosa: l’entropia. Sapendolo, avevo imparato a memoria le pagine del libro su questa benedetta entropia, e comunque non ci avevo capito troppo, e avrei continuato a capirci poco nonostante il corso di termodinamica all’università.

Ma sicuramente si può dire questo: immaginiamo di avere in mano un uovo, ed immaginiamo che ci sfugga e si rompa. Ecco, la differenza tra  lo stato ordinato (uovo in mano) e lo stato disordinato (uovo rotto sul pavimento) è una variazione di entropia. Le variazioni di entropia sono sempre di segno positivo, l’entropia non può mai diminuire: l’uovo rotto, per quanti sforzi si possano fare, non potrà mai essere riportato alla condizione integra (o se questo fosse tecnicamente possibile, lo sarebbe solo a prezzo di un’energia per produrre la quale si genererebbe altra entropia in altri modi).

Penso a Saverio, e alle uova, tutte le volte che mi capita di fare una cazzata, di prendere una decisione sbagliata, di deludere una persona; tutte le volte in cui devo ammettere che poi è troppo tardi per recuperare, che c’è qualcosa di appiccicoso spiaccicato sul pavimento. Allora penso che avrei dovuto metterci più attenzione, più cura, più compassione, ma anche che ogni progresso che ho fatto è venuto in seguito ad un uovo rotto. Credo di aver allenato il mio senso etico sul concetto di entropia. Libertà e responsabilità: nessuno può impedirmi di giocare con l’uovo come farei con una pallina di gomma, ma poi devo pulire io, e resto pure senza cena.

In verità penso anche ad un’altra cosa, allo Sfornatutto De Longhi. Se siete nati prima del 1980 ricorderete a memoria la pubblicità, altrimenti eccola. Penso che, con la sua promessa di pulirsi da solo, lo Sfornatutto De Longhi sia stata la prima illusione di scambio entropico nullo, e una delle prime crepe nel senso etico di milioni di italiani. L’edonismo della Milano da bere, Tangentopoli, il berlusconismo, sono già tutti nello spot dello Sfornatutto; puoi cucinare milioni di pietanze e non dovrai più preoccuparti del forno sporco, una conseguenza in fin dei conti naturale e non particolarmente disastrosa. Tutto è possibile, tutto è facile e, soprattutto, è gratis.

Da bambino fantasticavo su come facesse lo Sfornatutto a pulirsi da solo. Gnomi. Piccole braccia robotiche invisibili. Materiali marziani. Non ricordo come e quando mi sono reso conto che non era vero, ma quello deve essere stato il momento in cui sono passato all’età adulta. Non ricordo la sensazione, ma dev’essere stata senz’altro stupore. Ma come? Bisogna pulirlo? Eh si, il pesce al forno è buono, ma puzza e sporca. Fine delle illusioni, del facile, del gratis. Libertà e responsabilità, età adulta. E soprattutto stupore. Ed è stupore quello che provo ancora oggi quando mi comporto da bambino, quando sono troppo pigro per fare quello che so di dover fare ma ugualmente mi aspetto che le cose si muovano nella direzione sperata.

Quindi penso all’entropia, alle uova, allo Sfornatutto e allo stupore quando vedo un politico utilizzare ogni occasione per seminare odio e poi piangere perché qualcuno gli ha sfondato il parabrezza della macchina[1]. Quando vedo l’anarchico che si lamenta perché un rappresentante dello stato a cui lui ha dichiarato guerra gli tira una manganellata[2]. Quando vedo un rappresentante di uno stato che non garantisce istruzione e lavoro ai propri cittadini domandarsi perché questi ignoranti disoccupati stiano incendiando i cassonetti[3].

Dichiarare guerra è, in fondo, un esercizio di libertà, ma la guerra comoda non esiste. Quella in cui io posso combattere contro di te, ma tu non puoi rispondermi. È più logico, e responsabile, aspettarsi che il nostro comportamento nei confronti degli altri induca risposte conseguenti. Che i nostri gesti e le parole abbiano un peso, che una volta fatti o detti non si possano più cancellare. Uova rotte.

Un amico mi dice che bisognerebbe chiudere le frontiere e fermare del tutto l’immigrazione. È una possibilità. Sarebbe, o sembra che possa essere, più facile e più igienico[4]. Uno può liberamente agire, ed alzare barriere. Poi però deve aspettarsi che gli altri cerchino di scavalcarle, o di sfondarle con la forza d’urto di sei miliardi di esseri umani. Che potrebbero farlo con gentilezza o con cattiveria, non lo sappiamo. Ma la domanda non è questa, la domanda è se saremmo pronti ad affrontare responsabilmente tutto ciò o se staremmo ad aspettarci che da un fornetto elettrico non escano solo toast e pizzette.

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[1] Questo, con ogni evidenza, non significa che l’aggressore non debba essere perseguito ed arrestato. Anzi questa è una chiara conseguenza del principio di responsabilità applicato all’aggressore. Ogni tentativo di farmi affermare il contrario è pretestuoso.

[2] Come sopra.

[3] Avete capito.

[4] Lo so, sarebbe un disastro per l’economia. Ma proviamo a seguire il ragionamento solo dal punto di vista di libertà e responsabilità.

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Questa voce è stata pubblicata il 16/11/2014 da in Politica, Società con tag , , , , , , .
Pierluigi Argoneto

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