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Sconcerto giudiziario. Riflessioni ispirate dall’ultima sentenza sul caso Meredith Kercher, Amanda Knox e Raffaele Sollecito


Colpevoli, innocenti, annullato, colpevoli, innocenti. La buona notizia è che basterà qualche giorno di pazienza, un paio di plastici di Vespa e poi non ne sentiremo più parlare. Forse tra qualche anno Lucarelli ci farà una puntata.

Ho letto un bel pezzo di Luca Sofri sull’argomento di cui riporto le righe più significative (secondo me):

“Il processo è il luogo dove si conferma o smentisce un’ipotesi fatta prima del processo, con le indagini e il rinvio a giudizio. Che assolva o condanni, quindi, un processo avrà fatto comunque giustizia – formalmente, chiaro – rispetto a quello che era il suo compito”

Credo sia una affermazione ineccepibile. Luca Sofri ha fatto benissimo a ricordare la differenza tra un giudice ed un giustiziere, tra un giusto processo e la giustizia.

Però, vorrei mettermi anche dalla parte di chi, nonostante questa limpida spiegazione, un senso di sconcerto lo prova comunque.

Se un processo assolve al suo compito qualunque sia il verdetto finale, 5 processi dagli esiti altalenanti lasciano perplessi. In un ordinamento giuridico dove vige il principio della “colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio”, se un caso è dubbio, semplicemente non dovrebbe esserci sentenza di condanna.

Nel caso di Knox e Sollecito di sentenze di condanna ce ne sono state 2, più una sentenza della cassazione che bollava come manifestatamente illogici alcuni elementi del primo appello che li assolveva.

È inevitabile pensare che la giustizia italiana abbia bisogno di riformare qualcosa nelle sue leggi, nelle sue procedure, nei suoi giudici.

O forse basterebbe mettere tutti i giudici davanti ad una enorme lavagna a scrivere mille volte “colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio, colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio, colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio … anche se l’opinione pubblica e i giornali vogliono un colpevole

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Questa voce è stata pubblicata il 29/03/2015 da in Società con tag , , , , .
Pierluigi Argoneto

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