DiversiPensieri

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Chi eravamo quando eravamo Charlie


Eravamo quelli colpiti in ciò che hanno di più caro. Quelli a cui volevano togliere un bene più prezioso dell’aria. Eravamo gli amici dei disegnatori e i più grandi esperti di vignette e di satira. Eravamo disposti a tutto per difendere la libertà di espressione. Piuttosto non mangiamo, ma la libertà d’espressione.

Poi il tempo passa e in cinque mesi processano sotto i nostri occhi uno scrittore per istigazione a delinquere (istigazione attraverso parole in un’intervista), partono Daspo e multe per uno striscione, si organizzano boicottaggi di portata mondiale e milionaria per opinioni sulle modalità di concepimento dei figli, quasi costringono a dimettersi un senatore che non sa fare le battute, a citare solo gli episodi che mi vengono in mente adesso.

Ma allora la libertà di espressione? Non era la più grande conquista del pensiero occidentale, ciò che ci distingue dai barbari assassini e terroristi incapaci di tenersi una critica e di rispondere, argomentare, ragionare?

Per cominciare, andiamoci piano con la libertà di espressione. Non è vero che si può dire tutto.

Ad esempio nessuno può dire, o scrivere, o esprimere tramite disegno che voi siete dei pedofili: lo denuncereste ed il giudice vi darebbe ragione. Dunque non si può fare. Anche se si tratta della libera espressione (libera nel senso che non si può impedire che venga espressa) di un libero pensiero (libero nel senso che non si può impedire che venga pensato), non si può fare. Allo stesso modo nessuno può dire, scrivere, o esprimere tramite disegno opinioni discriminatorie in termini di razza o di sesso. Incorrerebbe nella condanna, quantomeno a rettificare. Anche questo tipo di libero pensiero non può essere liberamente espresso.

Ma allora cosa difendevamo quando difendevamo Charlie? Difendevamo il fatto che sia possibile dire, scrivere o esprimere tramite disegno opinioni che siano offensive verso una religione. È questa la grande conquista del pensiero occidentale, quella di cui si dovrebbe andare orgogliosi[1][2].

Più precisamente difendevamo il fatto che non si possono offendere le persone, ma si possono offendere le idee. Più precisamente il fatto che le persone nascono, e per il semplice fatto di essere nate sono portatrici, ognuna, di dignità e di diritti che non posso essere messi in discussione. Le idee no. Le idee, le teorie, non sono portatrici di niente, si basano tutt’al più sul consenso della maggioranza delle persone, variabile delle più variabili, e sono valide solo fino a prova contraria[3].

Che vi piaccia o no, la vostra religione è un’idea. Ce ne sono altre. La vostra patria è un’idea. Che ce ne siano altre è al tempo stesso un’evidenza e un paradosso. La vostra squadra del cuore è un’idea, voler tenere un blog è un’idea, non mangiare gli animali è un’idea, mangiarne molti ma alcuni no è un’idea, bizzarra direi.

Ancora più precisamente, difendevamo il fatto che nessuna idea possa essere definita in senso assoluto più degna di un’altra, in altre parole difendevamo la tolleranza. E’ solo per la tolleranza che dovremmo marciare.

Eravamo Charlie proprio per permettere a chiunque di pensare che queste mie elucubrazioni siano sbagliate e dannose per l’umanità, ma non permettergli di imporre le sue come unica verità.

____________________________________________________________

[1] andiamone orgogliosi tutti, ma ovviamente se voi foste Karl Popper potreste andarne orgogliosi un po’ di più.

[2] e sospetto che comprendere bene questa cosa renda il concetto di orgoglio abbastanza obsoleto.

[3] per alcuni, alcune idee restano valide anche dopo la prova contraria. E, coerentemente, non c’è niente di male.

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Questa voce è stata pubblicata il 08/06/2015 da in Società con tag , , , , .
Pierluigi Argoneto

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