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Mio nonno sulla ruspa


In effetti non è giusto che gli immigrati vengano a godersi il nostro bellissimo Paese. Questo posto è solo nostro perché ce l’hanno lasciato i nostri padri, che se lo sono costruito da soli.

dal rapporto dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) pubblicato sul sito del Parlamento[1]: ‘(…) è innegabile che le rimesse hanno rappresentano per decenni un elemento fondamentale dell’economia italiana, costituendo la base per investimenti, supporto al reddito, immissione di liquidità, facilitazione per l’accesso al credito. (…) In particolare emerge come negli anni del miracolo economico (1958-1963) la crescita delle rimesse abbia rappresentato una fonte eccezionale di risorse, indispensabile per la realizzazione della crescita economica. Tra il 1958 e il 1963 il dato annuale delle rimesse è quasi raddoppiato: da 336,1 milioni di dollari nel 1958 a 638,2 milioni di dollari nel 1963. Negli anni seguenti il valore è cresciuto ancora, fino a superare nel 1969 la cifra simbolica di un miliardo di dollari’.

Vabbè non i nostri padri ma i nostri nonni si.

Nel primo decennio del Novecento l’emigrazione transoceanica divenne un esodo di massa, al ritmo di 600.000 partenze all’anno, per lo più verso le Americhe (Stati Uniti, Argentina, Brasile), e riguardò sempre di più il Mezzogiorno. Secondo il Commissariato dell’Emigrazione, negli anni precedenti la Prima guerra mondiale le rimesse degli emigrati, frutto di risparmi, superano i 500 milioni di lire l’anno. Il fenomeno acquistò proporzioni così imponenti che le rimesse arrivarono, tra il 1902 e il 1913, a coprire più della metà delle voci attive della bilancia dei pagamenti.

Ruspa!!

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[1] http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/approfondimenti/PI0060App.pdf

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2 commenti su “Mio nonno sulla ruspa

  1. dado
    14/10/2015

    Secondo me, potrebbe anche essere tollerabile oppure giusto che gli immigrati vengano a godersi il nostro bellissimo Paese.
    Però chi viene in Italia, deve preoccuparsi di poter vivere con i suoi mezzi cioè con il suo lavoro, risparmi o pensione. Deve inoltre pagare le tasse di tasca sua, per poter usufruire dei beni e servizi che questo paese offre, siano buoni o cattivi, scadenti o di qualità. Come chi possiede un’auto, non solo si deve preoccupare dell’uso e del suo funzionamento, ma deve anche pagare il bollo per l’uso e consumo delle strade, servizi, illuminazione, segnaletica, ecc… insomma ‘una tassa’.
    Gli ‘ scrocconi’ non li vuole più nessuno davanti la porta di casa, né dietro l’angolo, né vederli in giro nella propria città.

  2. dado
    15/10/2015

    Come mai i migranti afro pakistani arabi cinesi, non fanno come hanno fatto i nostri padri e nonni, cioè come mai non emigrano in USA Argentina Brasile dove c’è tanto bisogno di braccia e dove ci sono condizioni favorevoli per fare fortuna? e magari poi tornare con le tasche piene di soldi e vivere di rendita? Per caso credono che qui ci sono i fiumi pieni di pepite d’oro come nel Klondike? Ma assolutamente NO! Perché in USA Argentina ecc. c’era e c’è da faticare, qui invece trovano la PAPPA pronta! …. Che furbi !!!

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Questa voce è stata pubblicata il 23/06/2015 da in Società con tag , , .
Pierluigi Argoneto

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