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Dicesi matrimonio …


Vi siete mai chiesti cos’è il matrimonio? Io pensavo di saperlo, ma tentando di scrivere questo post ho dovuto constatare che esistono tanti matrimoni: “definizione […] strettamente connessa alla cultura a cui si riferisce”, dice wikipedia.

Quindi mi sento autorizzato a dare una mia personalissima definizione che inevitabilmente è figlia della mia cultura.

Per me il matrimonio è:

“L’unione di 2 persone che reciprocamente affidano la propria vita l’uno nelle mani dell’altro. Quindi sostanzialmente un atto di fiducia (o di fede) reciproca, sconfinato ed irrazionale.

La forza propulsiva alla base di quest’atto di fiducia è l’amore.

Il fine del matrimonio è lo sviluppo di un progetto che non prevede un premio per i coniugi, ma è un dono che gli sopravvive e che contribuisce allo sviluppo della comunità in cui essi vivono.”

Provo a spiegare questa mia definizione partendo dalla fine utilizzando un esempio:

questo dono solitamente sono i figli. Ogni genitore educa il proprio figlio cercando di trasmettergli la propria esperienza affinché questi non commetta i suoi stessi errori. In questo senso, il genitore cerca di lasciare alla comunità qualcuno che sia migliore di lui.

Crescere dei figli è un impegno costante, gravoso ed assoluto. Dura tutta la vita e non porta vantaggi economici ( a meno che non siate il padre di Agassi, ma se partite con questa speranza rischiate brutte delusioni). Per lanciarsi in un progetto così impegnativo e poco remunerativo è comune e saggio cercare un compagno di cui ci fidiamo totalmente. Un compagno che siamo sicuri ci rimarrà accanto nelle migliaia di difficoltà che incontreremo sul cammino: Per dirla in maniera cattolica, qualcuno che prometta:

“…di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”.

Solo l’amore può produrre una fiducia così cieca e sconfinata.

Riassumendo: unione, amore e fiducia sono funzionali al compimento di un progetto di donazione estrema. Senza progetto il matrimonio non ha senso (questa, lo ripeto, è una mia opinione).

Fin qui la mia definizione non si discosta molto dalla concezione cattolica del matrimonio. Il matrimonio cattolico però ha un fine ben preciso: i figli.

Personalmente, benché ritenga i figli un ottimo progetto per un matrimonio, non credo siano l’unico frutto possibile. Sono convinto che, quando una coppia ha amore, forza e desiderio di donare la propria esperienza e la propria vita per migliorare quella altrui, ci siano migliaia di modi affinché il matrimonio possa essere fecondo. Dove per fecondo, riprendendo la definizione data prima, intendo: “… un dono che gli sopravvive e che contribuisce allo sviluppo della comunità in cui essi vivono”.

Dato che la comunità che gode di questo dono siamo noi tutti, dovremmo essere assolutamente contenti di veder prolificare queste unioni. Certo, alcune di queste tradiranno le loro stesse aspettative, ma alcune di loro, forse solo una piccola minoranza, riusciranno a rendere il loro amore un frutto per gli altri.

Per far tutto questo, non so se lo avete già capito, non credo ci sia bisogno di essere di sesso diverso.

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Questa voce è stata pubblicata il 23/02/2016 da in Politica, Società con tag , , , , , , .
Pierluigi Argoneto

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Un tentativo di lettura critica su scienza, salute, quotidianità e amenità varie

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“Noi possiamo fottercene della politica ma sarà la politica che si fotte noi” S.B.

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