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Luca Sofri e le discussioni intorno alle gocce che fanno traboccare i vasi


Ogni volta che “il post” pubblica un nuovo articolo di Luca Sofri, lo leggo subito. Mi piace leggere i post di Luca Sofri. Mi piacciono perché mi danno sempre una chiave di lettura che non mi aspetto. Sono sempre uno spunto di riflessione e quasi sempre sono sostanzialmente d’accordo con Sofri. Quasi sempre.

Ci sono però 2 post che mi mettono un po’ a disagio, forse non li ho capiti, non so. Io penso di averli capiti, ma siccome non sono troppo d’accordo, mi viene il dubbio che forse non li ho capiti.

Il primo post è uscito un paio di settimane fa, il 31 maggio 2016 .Nel post Sofri scrive (tra le altre cose) che:

io credo che sia palesemente vero che il successo di Gomorra trasmetta presso una parte di spettatori dei modelli deteriori e pericolosi

E poi:

Gomorra è prezioso per certi spettatori […] i quali non sono biograficamente, culturalmente e caratterialmente soggetti a farsi influenzare nelle loro opinioni e comportamenti da un’opera come Gomorra (ma da altri tipi di opere sì); ma è pericoloso per certi spettatori – soprattutto giovani e con strutturazioni del pensiero meno radicate, beati loro – che da quella normalizzazione della violenza e dell’immoralità e dall’esaltazione dei responsabili di violenze e immoralità traggono modelli ed eccitazioni e auspici di successi e risultati

L’articolo fareste bene a leggerlo tutto, senza accontentarvi dei miei estratti e della mia valutazione che è questa: Sofri, da nessuna parte, scrive che se un ragazzo cresciuto in una periferia napoletana diventa camorrista, è perché ha visto Gomorra in televisione.

Però, in tutto l’articolo si avverte un messaggio subliminare che da a Gomorra un ruolo, se non determinante, perlomeno importante. Il fatto stesso che Sofri ne abbia fatto un articolo indica che per lui un’importanza deve pur averla. Ed infatti conclude:

quando questi effetti hanno entità più estese e qualità più negative, forse è saggio porsi la questione di come attenuarli, lavorando non su Gomorra, ma fuori da Gomorra. Che è per esempio il lavoro che fa Roberto Saviano.

Insomma, bisogna fare penitenza dando un colpo al cerchio e uno alla botte

Il secondo post è uscito oggi, 14 Giugno 2016. Nel post Sofri scrive (tra le altre cose) che:

è impressionante la speculare elusione della peculiarità di quello che è successo in rapporto al terrorismo islamista da parte di osservatori cosiddetti progressisti

E poi:

L’impegno diffuso […] sembra essere di ricondurlo a “un ennesimo matto americano che ha ammazzato un sacco di gente perché negli Stati Uniti ci sono troppe armi”, e che stavolta ha ammazzato i gay “perseguitati dalle destre conservatrici” (sintesi mie).

E ancora:

Ma davvero volete fare finta che le dichiarazioni sull’ISIS dell’attentatore siano il capriccio di un matto come un altro?

Anche in questo post Sofri non scrive mai:”è tutta colpa dell’ISIS”, ma il post, banalizzando un po’, può essere sintetizzato così:

Le possibili cause dell’attentato di Orlando sono 3:

1) Era matto; 2) negli USA ci sono troppe armi 3) è colpa dell’isis

Le prime 2 sono na cazzata. Scegliete voi quella giusta.

Entrambe i post, secondo me, hanno un difetto in comune: prendono un fenomeno complesso, fatto di diversi fattori tutti concorrenti ad un risultato unico, e ne enfatizzano uno in maniera eccessiva. Non che quel fattore non ci sia, ma gli viene data una importanza eccessiva.

È palese nel caso di Gomorra: se pesiamo ad un ipotetico ragazzo della periferia di Napoli che aderisce alla camorra. Se proviamo a pensare a tutte le possibili cause che lo hanno portato a questa scelta. Se le mettiamo tutte su un piatto della bilancia e sull’altro piatto mettiamo che questo ragazzo ha visto tutte le puntate di Gomorra, credo che il piatto penda fortemente a sfavore di Gomorra. Non che Gomorra non abbia un peso, ma è un peso trascurabile che si va a sommare a tutti gli altri fattori che hanno contribuito alla crescita di una cultura camorrista del nostro ipotetico ragazzo.

Insomma, se il vaso trabocca, certo è colpa anche della goccia, ma questa, senza il resto dell’acqua, sarebbe solo una goccia in un vaso vuoto.

Nel secondo caso, quello di Orlando, la situazione è più equilibrata e piuttosto che esaltare un fattore, Sofri annulla gli altri. Sostanzialmente la tesi di Sofri è che lo stato islamico stia portando avanti una nuova forma di terrorismo. Lo scrive citando un articolo del New York times che riporto a mia volta:

“Whatever drove him to carry out the shootings, his actions highlight the difficulty for the American government in trying to address a new style of terrorism”*

Credo sia una ipotesi corretta e credo che le conseguenti azioni possibili potrebbero essere difficili da digerire per una cultura democratica e garantista (e anche io come Sofri, vi rimando all’ultima parte di questo articolo del post ).

Però è anche evidente che questa strategia dell’ISIS si poggia ed è resa possibile da due altri fattori: lo sfruttamento di disadattati sociali 2) La disponibilità di armi. La seconda è valida solo nel caso degli stati uniti. Infatti per gli attentati di Parigi e Bruxells è stato necessario un supporto logistico. Gli attentatori di Orlando e San Bernardino sono passati dal supermercato.

*Perdonatemi se faccio una cosa che fa sempre Sofri e mi fa girare le balle: non traduco in italiano
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Questa voce è stata pubblicata il 14/06/2016 da in Politica, Società con tag , , , .
Pierluigi Argoneto

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Un tentativo di lettura critica su scienza, salute, quotidianità e amenità varie

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“Noi possiamo fottercene della politica ma sarà la politica che si fotte noi” S.B.

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